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Il Questionario OSDI per valutare l’OCCHIO SECCO

2019-11-09T19:21:43+00:00

L’occhio secco è una malattia multifattoriale, ciò vuol dire che può derivare da una serie di cause e presentarsi in una varietà di modi. Per questo motivo non è possibile per la medicina fornire indicazioni precise sulla diagnosi e la prevenzione, ma, come vedremo, sono tuttavia sono stati elaborati degli strumenti di valutazione oggi ritenuti molto importanti nell’analisi dell’andamento della patologia.

Intanto possiamo però condividere con voi che la medicina ritiene che, in linee generali sono maggiormente esposte al rischio “occhio secco” prevalentemente le persone che svolgono un lavoro in cui gli occhi sono posti in situazione di stress prolungato e le persone anziane – con l’aumentare dell’età, infatti, alcune cellule che generano lacrime possono atrofizzarsi – e le donne.

Oltre all’età avanzata e al la questione di genere, esistono altre specifiche situazioni ci espongono a questa patologia, come  un a terapia estrogena post-menopausa, l’uso di farmaci diuretici ansiolitici, antistaminici, la malattia del tessuto connettivo, la chirurgia laser refrattiva, l’uso di lenti a contatto, radioterapia  e chemioterapia, deficit vitamina A ed Epatite C . Ma l’elenco non è esaustivo trattandosi di una patologia relativamente nuova.

Nel 1995, il workshop NEI/Industry ha ampiamente definito l’occhio secco come «un disordine del film lacrimale dovuto al deficit lacrimale o all’eccessiva evaporazione lacrimale che causa un danno alla superficie oculare interpalplebrale associato a sintomi di discomfort oculare». In questa definizione, il termine deficit lacrimale implicava una riduzione della componente acquosa secreta dalle ghiandole lacrimali.

In realtà oggi sappiamo che la sindrome dell’occhio secco non è un problema limitato alla sola mancanza di lacrime, quanto alla qualità del film lacrimale. Il film lacrimale deve, infatti, avere una corretta composizione di acqua, lipidi e minerali, affinché gli occhi sia mantenuti ben lubrificati e sani. Le ghiandole di Meibomio sono, per esempio, responsabili della produzione di alcuni lipidi che impediscono l’evaporazione delle lacrime.

Inoltre l’occhio secco viene ricondotto anche alla sindrome di Sjogren: un’esocrinopatia autoimmune che può essere associata alle anomalie immunologiche.

Ma come diagnosticare la presenza della sindrome dell’occhio secco e la sua evoluzione nel tempo nella vita del paziente? Accanto ad alcuni sofisticati strumenti tecnologici, l’indagine da parte del medico è supportata da  questionari di verifica particolarmente apprezzati.

Fra questi, il più diffuso in tutto il mondo è  il questionario  OSDI (Ocular Surface Disease Index) esamina il modo in cui i sintomi agiscono sullo status corrente attuando un controllo a distanza di una settimana, viene impiegato nella ricerca clinica come screening per la diagnosi dell’occhio secco, nella pratica clinica per valutare gli effetti dei trattamenti o per stabilire la severità della malattia.

Il questionario riporta domande riguardo: la diagnosi di occhio secco identificato clinicamente o attraverso altre diagnosi; frequenza e/o intensità dei sintomi; effetto dei sintomi sulle funzioni visive (p.es.uso del computer); effetto del trattamento sui sintomi; usodi lenti a contatto; terapie mediche; allergie

L’OSDI basa sulla risposta a dodici domande con un punteggio da 1 a 4 in cui 4 rappresenta il dato peggiore.

Con i dati emergenti dalle risposte del paziente e attraverso una facile equazione viene ricavato l’ indice OSDI che consente una rapida e accurata valutazione della gravita’ della sintomatologia, il suo andamento giornaliero e l’impatto della sintomatologia dell’occhio secco sulle comuni attività’ lavorative o meno del paziente

Il calcolo dell’OSDI si fa attraverso una formula: OSDI = somma del punteggio ottenuto dal test x 25 fratto 12 che e’ il numero di domande a cui abbiamo risposto.

Se il risultato ottenuto è:

tra  0 -12     abbiamo un quadro oculare normale

tra 13 – 22   un quadro clinico compatibile con un lieve occhio secco (dry eye)

tra 23- 32    un quadro clinico compatibile con un occhio secco (dry eye) di grado medio o moderato

tra 33 – 100  un quadro clinico compatibile con un occhio secco (dry eye) di grado severo o grave

 

Questo questionario quantitativo secchezza oculare tiene conto di un dato, ovvero che la sintomatologia soggettiva è un’informazione molto importante per la valutazione della secchezza oculare.

Oggi numerosi oculisti nel mondo riferiscono di utilizzare l’OSDI e di avere riscontrato un miglioramento della sintomatologia.

Possiamo in particolare riferire che i pazienti trattarti con la Luce Pulsata, in particolare con la tecnologia Dry Eye Dual Sistem IPL/RF by Eb Medical , come risulta da questionario OSDI, riportano  tutti in poche settimana un importante miglioramento, sino alla scomparsa dei sintomi iniziali.

Se qualcuno volesse procedere ad un auto valutazione, può scaricare l’applicazione OSDI con il relativo questionario sul proprio telefonino.

 

Il Questionario OSDI per valutare l’OCCHIO SECCO 2019-11-09T19:21:43+00:00

La dermorigenerazione in odontoiatria

2019-10-29T11:09:10+00:00

La dermorigenerazione trova oggi molte applicazioni in campo estetico, dermatologico e anche odontoiatrico.

Questo si verifica grazie ad una moderna tecnologia che sfrutta l’arco voltaico per generare grandi quantità di energia, facendo si che i tessuti trattati passino allo stato gassoso attraverso la combustione dei liquidi dei tessuti superficiali, ma senza comunicare alle zone circostanti calore indesiderato.

In concreto, ciò che si verifica, è la formazione di un piccolo arco elettrico simile ad un minuscolo fulmine (cariche elettriche ed elettrostatiche) che provoca la ionizzazione dei gas contenuti nell’aria (genesi Plasma).

Da alcuni anni questo dispositivo ( vedi anche  https://www.ebmedical.it/idra/ ) ha fatto il suo ingresso anche in odontoiatria dove è stato utilizzato per risolvere situazioni come condilomi cavo orale, frenulectomia, papilloplastica rifinitura solco paradontale.

Vi riportiamo  un caso gestito dal dr. Vincent Rossi sperando di fornirvi una concreta comprensione del campo di applicazione“Ho proceduto ad estrarre un elemento dentario 1.5 con carie profonda e destruente, sostituendolo nella stessa seduta con un impianto ed una corona in resina avvitata a carico immediato. Nell’alveolo post estrattivo ho colmato il gap tra osso ed impianto inserendo un biomateriale di origine bovina deproteinizzato.

A distanza di circa un mese dall’intervento, si notava un eccesso di tessuto molle nella porzione vestibolare dell’elemento dentario. Le radiografie confermavano la buona guarigione ossea attorno all’impianto. Si procedeva quindi alla rimozione del tessuto in eccesso, mediante l’utilizzo dell’arco voltaico. A distanza di una settimana la guarigione della gengiva appariva ottimale. A distanza di 3 mesi si procedeva all’applicazione della corona definitiva in metallo-ceramica.”

Vi lasciamo ad un breve photo report

La dermorigenerazione in odontoiatria 2019-10-29T11:09:10+00:00

I contenuti della comunicazione di uno studio medico

2019-10-10T17:05:05+00:00

Gli studi medici di ogni specializzazione stanno attraversando un cambiamento epocale caratterizzato dall’ingresso di nuove regole di mercato dettate, principalmente, dal cambiamento delle esigenze del paziente, dei servizi volti al miglioramento del benessere della persona e degli strumenti di comunicazione.

Il rilancio degli Studi medici sarà possibile solo ove si operi un serio e consapevole adattamento al mercato ed una riorganizzazione interna volta a compiere diverse azioni strategiche, che devono far fronte a situazioni come:

  • un paziente evoluto, molto informato ed esigente;
  • un nuovo concetto di salute ampio e non più legato alla mera “assenza di malattia”;
  • l’affermarsi dei concetti di wellness e well-being;
  • la nascita di nuove strutture sanitarie private fortemente competitive ed aggressive;
  • l’aumento di servizi per il benessere e la salute del paziente;
  • la diffusione di Internet e Social Network.

Un primo passo fondamentale è fare una fotografia del modello organizzativo e comprendere quali sono i punti di forza e di debolezza.

Questo permetterà di comprendere quali elementi valorizzare, quali correggere e come innovare la proposta.

La comunicazione è per noi fondamentale ma  sappiamo anche che i suoi contenuti lo sono ancora di più.

Per realizzare contenuti interessati ed efficaci vi diamo alcuni consigli validi sia per la comunicazione on line che off line.

  • Scegliete un prodotto ed il relativo servizio e scrivete: quali problemi risolve e quali benefici procura al paziente a cui è rivolto.
  • Scegliete di rivolgervi ad un target preciso e descrivetene il soggetto tipo.
  • Costruite il contenuto della comunicazione rivolgendovi al soggetto medesimo con un linguaggio semplice
  • Nel comporre il testo ponetevi un obiettivo: dare un’informazione.
  • E rispondete alla domanda: perché dovrebbe leggerla.

Questo vi permetterà di essere autocritici e di finalizzare il vostro messaggio.

 

I contenuti della comunicazione di uno studio medico 2019-10-10T17:05:05+00:00

La medicina estetica non invasiva: guida al dispositivo (2°p)

2019-09-30T15:20:34+00:00

La medicina estetica ha reso possibile, per tantissime persone, contrastare inestetismi e segni dell’invecchiamento e realizzare il desiderio di vedersi e sentirsi più belli.

Sino a una decina di anni fa, intervenire con queste finalità sul proprio corpo era considerata un’importante scelta con implicazioni cliniche ed economiche non indifferenti poiché comportava il ricorso alla chirurgia estetica, quindi a tecniche invasive e costose.

Da circa 10 anni, invece, grazie allo sviluppo tecnologico e alla ricerca scientifica sugli iniettivi,  il settore estetico ha visto un’impennata in campo medicale grazie al “ non invasivo”.

Quali sono i dispositivi a cui ricorrere in totale sicurezza?

Nel precedente articolo “La medicina estetica non invasiva: guida al dispositivo (1°p)” abbiamo indicato Radiofrequenza, Crioterapia, il principio dello Shock termico e la Luce Pulsata.

Un altro segmento di dispositivi è quello dei dispostivi Laser e Ultrasuoni Focalizzati, sui quali ci riserviamo di pubblicare un articolo dedicato.

Qui invece ci soffermiamo su un’altra particolare tecnologia non invasiva: Veicolazione Trasdermica.

La Veicolazione Trasdermica permette di realizzare un trattamento completamente indolore che consiste nel sottoporre le cellule del corpo a una lievissima scarica elettrica a basso voltaggio. Viene passato sulla pelle uno speciale manipolo che lavorando a impulsi crea un campo elettrico a corrente pulsata: la corrente veicola nel derma le sostanze specifiche (acido ialuronico e collagene).

Con il principio fisico dell’arco voltaico facciamo invece un passo nel campo del mininvasivo. Questo avviene con la formazione di un piccolo arco elettrico simile ad un minuscolo fulmine (cariche elettriche ed elettrostatiche) che provoca la ionizzazione dei gas contenuti nell’aria (genesi Plasma). L’arco voltaico,  generando grandi quantità di energia, porta  i tessuti trattati allo stato gassoso attraverso la combustione dei liquidi dei tessuti superficiali e senza comunicare alle zone circostanti calore indesiderato.

Si usa anche il termine “dermo-rigenerazione” per indicare il principio fisico che permette di ottenere risultati evidenti in diversi inestetismi dalla Blefaroplastica alla rimozione di tatuaggi, nei, smagliature, rughe, macchie.

Anche il filler è un dispositivo medico niminvasivo. Si tratta precisamente di un riempitivo che utilizza l’acido ialuronico nelle sue diverse consistenze a seconda delle necessità estetiche del paziente e della parte del volto che si intende trattare.

I filler all’acido ialuronico vengono iniettati sottopelle attraverso apposite siringhe dotate di aghi supersottili. La durata è stimata da 6 a 12 mesi e varia in base alla molecola usata.

Per ulteriori approfondimenti ti invitiamo a consultare il nostro sito o a prendere contatti con noi.

 

La medicina estetica non invasiva: guida al dispositivo (2°p) 2019-09-30T15:20:34+00:00

La medicina estetica non invasiva: guida al dispositivo (1°p)

2019-09-18T15:46:15+00:00

Molti pazienti preferiscono oggi i trattamenti di medicina estetica non invasivi poiché non necessitano dell’anestesia e di ricovero. Inoltre, quando si fa uso di tecnologie elettromedicali o dispositivi medici mininvasivi, i tempi di recupero sono nulli o persino ridotti al minimo. Infine i costi sono molto più bassi di quelli che devono essere sostenuti per un intervento di chirurgia estetica.

Ma chiariamo bene cosa comprende la medicina estetica non invasiva.

La medicina estetica non invasiva è quelle nuova branca della Medicina Estetica che comprende tutte quelle cure e tutti i trattamenti medici che vengono eseguiti in modo non chirurgico, ovvero in maniera non invasiva, attraverso dispositivi medici appositamente progettati per curare un determinato inestetismo.

Ecco alcuni dei dispositivi che si sono affermarti in questo settore.

  1. Radiofrequenza. I dispositivi di radiofrequenza hanno fatto ingresso in modo importante nel settore della medicina estetica come tecnica di ringiovanimento cutaneo non invasivo e adatto all’ attenuazione di rughe, cellulite, lassità cutanea, ringiovanimento viso.
  2.  Crioterapia e Shok Termico Oltre al campo prettamente riabilitativo, sportivo, ortopedico, vascolare, la crioterapia e lo shock-termico, hanno trovato negli ultimi anni, grazie alle evidenze derivanti dagli studi di alcuni studiosi universitari statunitensi, applicazione anche nella medicina (fisio)-estetica, ove la crioterapia, portando a necrosi le cellule di grasso, può consentire una riduzione significativa dell’eccesso di grasso corporeo. La Cryothermolipolisi è una procedura non invasiva, indolore che prevede il raffeddamento controllato delle cellule di grasso per innescare il processo di lipolisi.
  3. Shok Termico Freddo-Caldo Con Shock termico si intende anche la combinazione controllata di VASODILATAZIONE e VASOCOSTRIZIONE indotte selettivamente nei tessuti attraverso lo shock caldo-freddo, che consente di sfruttare al meglio gli effetti delle variazioni termiche imposte localmente. Lo shock-termico è efficace nelle prime fasi della riabilitazione per la rapida risoluzione del dolore, la riduzione del gonfiore, per il miglioramento della mobilità articolare e per l’inserimento nelle fasi riabilitative successive. Questo trattamento ha riscontrato anche ottimi risultati in medicina estetica: cellulite, rassodamento braccia e glutei, rassodamenti cutanei, aging del viso.
  4. Luce Pulsata o IPL. La tecnologia IPL (Intense Pulsed Light) o semplicemente Luce Pulsata è un sistema che consente, in modo non invasivo, di trattare esteticamente un’ampia gamma di inestetismi cutanei, come lesioni vascolari o pigmentate, macchie solari, iperpigmentazioni, couperose, rosacea, teleangectasie, acne. Consente, inoltre, di effettuare trattamenti di fotoringiovanimento cutaneo non ablativo ed epilazione progressivamente definitiva.

 

Consigliamo sempre di spiegare al paziente che la medicina estetica non invasiva cura l’inestetismo con buoni risultati , rigenera i tessuti e rallenta il processo di invecchiamento. Per ottenere questi risultati sono necessarie un certo numero di sedute (da 4 a 10) , per mantenerle è molto importante condurre uno stile di vita sano.

La medicina estetica non invasiva: guida al dispositivo (1°p) 2019-09-18T15:46:15+00:00

Inestetismi e salute si curano anche con l’alimentazione

2019-09-12T14:52:24+00:00

Ci sono alleanti naturali della nostra salute possono dare una grande contributo nella soluzione di numerose problematiche che affrontiamo periodicamente con i nostri professionisti: inestetismi, aging, cellulite, gengive infiammate, occhio secco solo per citarne alcuni.

Abbiamo chiesto un parere alla Dottoressa Sara Ugolini, Biologa Nutrizionista della Clinica Ezio Costa. Ecco quali alleati ci suggerisce per contrastare gli stati infiammatori.

Gli Omega 3 sono veri alleati del benessere: oltre a confermare i loro effetti positivi su sistema cardiovascolare e nervoso, gli ultimi studi ne mettono in luce la capacità di combattere l’infiammazione che predispone a determinate malattie (un meccanismo di difesa messo in atto dal sistema immunitario, uno “stato di allerta” che se si prolunga troppo può danneggiare le cellule sane). Gli Omega 3 non si limitano a combattere l’infiammazione: sono in grado di riparare i tessuti danneggiati e di controllare lo stress ossidativo, prevenendo molte patologie e rallentando i processi di invecchiamento.

A mantenere alti i livelli infiammatori possono essere vari fattori, tra cui una dieta poco equilibrata: non è un caso se i cibi ricchi di questi grassi buoni abbondano nell’alimentazione dei popoli più longevi. Ricordiamo allora quali sono i cibi più ricchi di Omega-3: frutta a guscio, semi di lino, soia, chia, pesce come salmone, tonno, sgombro, sardine, verdure a foglia verde, soprattutto spinaci. Facciamone il pieno: per goderne dei benefici, gli Omega3 vanno inseriti nella dieta ogni giorno e per tutta la vita!”

 

Lo stile di vita è fondamentale, soprattutto quello alimentare. Se un tuo paziente non ottiene i risultarti sperati, indaga sulle sue abitudini e se si nutre correttamente. Non si tratta soltanto di soddisfare delle aspettative, ma anche di iniziare a prendersi l’incarico di “curare” la persona e non solo la “malattia” o problematica. Diventate il punto un punto di riferimento per i vostri pazienti.

 

Inestetismi e salute si curano anche con l’alimentazione 2019-09-12T14:52:24+00:00

Ringiovanire lo sguardo con la blefaroplastica non chirurgica. Dr. Carlo Orione

2019-08-12T11:23:35+00:00

Una branca dell’oculistica è la Chirurgia Oftalmoplastica, che si occupa di tutto ciò che sta intorno all’occhio.

Il chirurgo oftalmoplastico, con la sua conoscenza dell’occhio, riesce a intervenire al meglio anche a livello palpebrale, con interventi sia di carattere funzionale che di carattere estetico.

Va detto che spesso le due cose vanno di pari passo, soprattutto se consideriamo l’importantissima funzione che hanno le palpebre di protezione e lubrificazione dell’occhio.

Nonostante la chirurgia tradizionale – che può anche prevedere l’utilizzo del laser o della radiofrequenza per avere un minor sanguinamento – resti sempre valida anche per il nuovo approccio, che è quello di asportare il meno possibile cercando di mantenere un occhio giovane e quindi pieno, è sempre più richiesta la Blefaroplastica non chirurgica, che permetta cioè di intervenire in maniera efficace senza necessariamente entrare in sala operatoria.

Questo oggi è possibile anche grazie a nuove tecniche e tecnologie sviluppate recentemente, come ad esempio il dispositivo chiamato Argo, uno strumento che sfrutta il principio dell’arco voltaico, ovvero una scarica elettrica in grado di generare una notevole energia. I tessuti trattati con Argo passano allo stato gassoso attraverso la combustione dei liquidi dei tessuti superficiali, evitando di comunicare alle zone circostanti il calore indesiderato. Ciò avviene proprio attraverso la formazione di questo piccolo arco elettrico, simile a un minuscolo fulmine, che provoca la ionizzazione dei gas contenuti nell’aria.

In questo modo, con l’utilizzo di una semplice crema anestetica – da applicare 1 ora prima del trattamento per renderlo il più confortevole possibile –, noi andremo a eguagliare il lavoro di un laser a CO2, utilizzato per lo “skin resurfacing”, il cosiddetto “ringiovanimento cutaneo ablativo”.

La tecnologia di Argo permette un’emissione costante del segnale in uscita, calibrato e regolato per non danneggiare il tessuto sottocutaneo e quindi permettere metodiche non invasive. La pelle dell’area trattata, infatti, si tenderà e apparirà più giovane e compatta. Questo dispositivo, costituito da un solo manipolo con impugnatura ergonomica che permette di erogare sino a dieci diverse potenze con l’assistenza di un software, in modo da poter diversificare i trattamenti, è ottimo per ridurre la dermatocalasi – cedimento cutaneo spesso associato a erniazione di grasso, che porta alla formazione delle cosiddette “borse” palpebrali –, ma può essere utilizzato anche per togliere piccoli fibromi penduli e le varie escrezioni che possono formarsi intorno agli occhi, e per eliminare xantelasmi – accumuli di grasso sottocutaneo che si localizzano spesso a livello delle palpebre inferiori o superiori – e altri inestetismi, come angiomi, cheloidi e nevi, acne attiva e cicatrici post-acne.

Possiamo quindi affermare che l’utilizzo di questa tecnologia permette con pochi passaggi e in regime strettamente ambulatoriale di operare una Blefaroplastica non chirurgica con risultati ottimi e duraturi.

Dr. Carlo Orione

Ringiovanire lo sguardo con la blefaroplastica non chirurgica. Dr. Carlo Orione 2019-08-12T11:23:35+00:00

Occhio secco e colliri: il parere del dott. Carlo Orione

2019-07-31T08:44:53+00:00

Occhio secco. Perchè a volte è meglio non utilizzare i colliri? il dott. Orione ci spiega l’importanza della diagnosi e della terapia adatta sostenendo che in alcuni casi il collirio non ha l’efficacia degli ultimi sviluppi della tecnologia.

La secchezza oculare è un sintomo piuttosto frequente, le cui cause possono essere numerose. In certi casi, però, la sensazione di secchezza e irritazione agli occhi è permanente, e ciò accade quando le lacrime prodotte dagli occhi non sono sufficienti per una corretta umidificazione, una condizione denominata comunemente “Sindrome dell’occhio secco”.

«L’utilizzo di lacrime artificiali, quando si avverte la sensazione di secchezza oculare, serve per attenuare la sintomatologia, ma dobbiamo aver chiaro in testa che non stiamo curando la Sindrome dell’occhio secco», asserisce il dottor Carlo Orione che con il figlio Matteo si occupa da anni di curare i pazienti affetti da “Dry Eye” nei Centri di Nizza Monferrato, Genova e Arenzano. «Questa patologia è multifattoriale, ovvero può insorgere a seguito di svariati problemi: ormonali, allergici, anatomici, neurologici, autoimmuni, e così via».

Va sottolineato che le terapie differiscono enormemente a seconda della causa, ed è per questo motivo che diagnosticare la tipologia di occhio secco deve sempre essere il primo passo verso la cura di questa Sindrome.

«Le nuove tecnologie», continua il dottor Carlo Orione, Presidente della Società Internazionale di High-Tech in Oftalmologia (I.S.H.O.), «ci aiutano ad essere sempre più precisi nel capire i motivi che hanno indotto l’occhio a produrre una lacrima sbilanciata nella sua composizione tanto da non essere più in grado di umettare al meglio le strutture oculari. Riconoscere un occhio secco da deficit acquoso o da precoce evaporazione piuttosto che neuropatico, non solo ci permetterebbe di risparmiare denaro che andrebbe sprecato in terapie inutili, ma eviterebbe di farci procrastinare la risoluzione dell’infiammazione che, se cronicizzata, ci porterà a problemi irreversibili come la perdita definitiva di ghiandole del Meibomio o una metaplasia squamosa della congiuntiva».

In certe situazioni l’utilizzo di una lacrima artificiale può addirittura essere dannoso.

«In questi anni», dichiarano il dottor Matteo Orione, di ritorno dal Corso Internazionale tenutosi presso la Dry Eye University in Florida, «ci sono capitati pazienti che da molto tempo cambiavano tipo di collirio avendo un continuo peggioramento della sintomatologia: questo può succedere quando la componente infiammatoria è molto alta e la densità elevata delle lacrime artificiali, oltre all’acqua, trattiene tutte le citochine infiammatorie sulla superficie oculare, peggiorando il quadro clinico. In questi casi, può sembrare paradossale, ma sospendere qualsiasi tipo d’instillazione e lavare frequentemente la superficie oculare, risolve il quadro in poche settimane».

Negli ultimi anni l’utilizzo della Luce Pulsata abbinata alla Radiofrequenza – IPLRF – ha permesso di guarire molti pazienti che ora non hanno più necessità di utilizzare alcun tipo di collirio. «Questa rivoluzionaria terapia», afferma il dottor Carlo Orione, fondatore dell’International Dry Eye Academy (I.D.E.A.) che ha partecipato alla realizzazione e alla sperimentazione di questa tecnologia, “consiste in quattro brevi sedute, a distanza di un mese una dall’altra, con applicazione di impulsi di luce e onde radio intorno agli occhi – non meno di 25 spots – per migliorare la secrezione delle ghiandole deputate alla produzione dei vari componenti della lacrima».

Occhio secco e colliri: il parere del dott. Carlo Orione 2019-07-31T08:44:53+00:00

PROTEGGIAMO IL SORRISO ANCHE IN VACANZA

2019-07-22T09:39:06+00:00

Estate, tempo di relax: giusto ma… non rilassiamoci troppo riguardo la prevenzione che, ricordiamolo, si basa su buone abitudini quotidiane sia a livello di igiene che di alimentazione. Ecco le dritte degli esperti per proteggere il sorriso in vacanza:

–  manteniamo un’accurata igiene orale, usando quotidianamente spazzolino e filo (ideale un controllo prima della partenza)

–  inseriamo nella dieta: formaggio grana, frutta secca e pesce azzurro (calcio e fosforo rinforzano lo smalto), yogurt, ricco di probiotici che combattono i batteri causa di carie, frutta e verdura “croccanti” (ricche di acqua e vitamine che proteggono le gengive; sgranocchiandole si stimola la salivazione favorendo la pulizia della bocca)

Attenzione poi a tre amici dell’estate ma… non del sorriso!

–  bibite energetiche e spremute di limoni: l’acidità degli agrumi e l’alto contenuto di zuccheri degli energy-drink possono causare carie ed erosione dello smalto

–  piscina: il cloro a lungo andare può danneggiare i denti; dopo il bagno, meglio sciacquare la bocca

–   cubetti di ghiaccio: evitiamo di masticarli per non mettere a rischio denti ed eventuali otturazioni

Dottor Ezio Costa

PROTEGGIAMO IL SORRISO ANCHE IN VACANZA 2019-07-22T09:39:06+00:00

RIMOZIONE TATUAGGI IN ESTATE

2019-05-29T08:17:03+00:00

È possibile rimuovere tatuaggi in estate? Questa è la domanda più frequente che incuriosisce i nostri pazienti. Scopriamo insieme quando e se è possibile.
Nella vita “mai dire mai”. Si fa sempre in tempo a cambiare idea, quasi in tutto: anche nel caso di un tatuaggio. Ma ciò di cui ci interroghiamo è:

È possibile rimuovere un tatuaggio ed esporsi al sole? La risposta è assolutamente NO!

È fondamentale non esporre al sole la porzione di pelle in cui il tatuaggio è stato rimosso e applicare invece uno stick ad altissima protezione solare o utilizzare un bendaggio.
A seconda della tecnica utilizzata per la rimozione del tatuaggio, l’esposizione al sole potrebbe infatti indurre reazioni infiammatorie, croste e in alcuni casi iperpigmentazione post infiammatoria, cioè macchie dove prima c’era il tatuaggio.
Per evitarlo, è opportuno quindi applicare una crema antinfiammatoria in modo da ridurre al minimo i rischi di ritrovarsi con delle macchie sulla pelle al posto del tattoo. Prima di decidere di rimuovere un tatuaggio, anche se quel segno sulla pelle può dare ricordi tristi come la fine di un amore importante e quindi si vorrebbe cancellarlo nel più breve tempo possibile, è opportuno scegliere con cura a chi rivolgersi anche per evitare rischi.
La rimozione di un tatuaggio non rappresenta un rischio particolare per la salute. Il laser infatti agisce sulla pelle frammentando il pigmento del tatuaggio e favorendo così la successiva rimozione dei frammenti da parte dei macrofagi, ovvero le cellule spazzino del nostro sistema immunitario. Pertanto, almeno in teoria, la rimozione di un tatuaggio non rappresenta un rischio sistemico.

L’eliminazione del tatuaggio non è del tutto indolore,

ma oggi esistono laser con raffreddamento che anestetizzano la parte interessata dal disegno, permettendo una migliore tollerabilità durante le sedute. Esistono soggetti che non possono essere sottoposti a un trattamento del genere come le donne in gravidanza, le persone che stanno eseguendo terapie con farmaci anticoagulanti, le persone con sensibilità alla luce e con pelle estremamente sensibile, che hanno infezioni cutanee o un tumore alla pelle o che possiedono un fototipo di pelle scuro o olivastro. Nell’ultimo caso l’azione del laser potrebbe causare un’iperpigmentazione della pelle. Sarà lo specialista a valutare se consigliare la terapia per la rimozione tatuaggio in base al soggetto in questione.
Infine, il periodo maggiormente consigliato dai nostri specialisti per eseguire la rimozione di un tatuaggio è quello autunnale/invernale.
EB Medical offre questo servizio grazie alla tecnologia del macchinario IDRA, in grado di rimuovere tatuaggi nei casi in cui l’inchiostro è superficiale. Questa tecnologia è abile anche nel trattamento di smagliature, rughe periorali, asportazione macchie e molto altro ancora. Prenota la tua consulenza con gli esperti EB Medical.

RIMOZIONE TATUAGGI IN ESTATE 2019-05-29T08:17:03+00:00