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Scopriamo lo Shock Termico!

Scopriamo lo Shock Termico!

L’applicazione dello shock termico, nella fisioterapia è vecchia consuetudine, che prende le sue origini dal naturale istinto di ricorrere al freddo o al caldo in situazioni di emergenza, basti pensare a una distorsione a una contusione, una ustione, un congelamento, un dolore addominale ecc ecc. Sui campi sportivi è famosa l’acqua miracolosa e attualmente la bomboletta che nebulizza gas refrigeranti, usata anche come anestetico locale.

La applicazione del freddo si ritrova nei millenni passati presso i popoli nordici e non solo. La civiltà e la comunicazione ci fanno sapere dell’usanza di far seguire a una sauna il tuffo nella neve o in acque gelate degli scandinavi, il bagno nei fiumi coperti di ghiaccio dei siberiani, la doccia scozzese (calda fredda) e così di seguito al fine di stenizzare l’organismo in altri termini di svegliare le energie in modo repentino, una sorta di auto doping momentaneo. Teniamo presente che in quei climi la temperatura esterna è di gran lunga inferiore alla temperatura dell’acqua o della neve mai inferiore a 0°C, ma essendo freddo ambientale secco è diversamente percepita. L’umidità amplifica la percezione del caldo e del freddo.

Queste usanze hanno un riscontro nella neurofisiologia nota da alcuni decenni e sempre più intricata con la scoperta dell’asse psico neuro endocrino immunologia (PNEI) della fine anni ’80. Nel 1955 Selye definì lo stress come una reazione aspecifica dell’organismo al mondo che lo circonda, reazione legata non alla tipologia dello stimolo ma alla intensità dello stesso; bello brutto piacevole o spiacevole che sia, la risposta dell’asse ipotalamo ipofisi surrenalico è sempre la stessa, con la variabile dell’INTENSITA’, si può avere un infarto per gioia o per dolore.

Il corpo umano è programmato per mantenere la omeostasi, ossia il funzionamento in equilibrio ai massimi livelli possibili, questa è la fisiologia, le alterazioni, gli squilibri non resettati portano alla patologia con la sua evoluzione, la guarigione è il ritorno alla fisiologia, all’omeostasi e si realizza con meccanismi diversi di compensazione. Il caldo e il freddo sono importanti stressori ambientali e, come per ogni cosa, vanno letti in forma “relativa”.

Il freddo notturno del deserto non è il freddo notturno polare, anche se l’escursione termica può arrivare a 20 gradi ( da +40  a +20) . In Antardide si va dai -70 invernali ai -20 estivi con punte massime vicine allo 0. Le zone sub polari sono vivibili, come le aree desertiche, con particolari accortezze di acclimatazione legate a strutture abitative, abbigliamento alimentazione…e non mi riferisco ai ritrovati moderni bensì a quelli antichi tradizionali.

Il corpo umano deve in ogni condizione mantenere la sua omeotermia ossia una temperatura che garantisca la vita intorno ai 36,5 – 37 °C; fino a 42-44 gradi la percezione è di calore oltre è di dolore. Analogo per il freddo. Il corpo sottoposto al freddo si difende cercando di produrre calore endogeno derivante dalla attività muscolare, tremare mette in moto gruppi muscolari che producono calore, se il meccanismo diventa insufficiente il calore residuo si concentra nelle aree privilegiate (cuore cervello) a seguire arriva l’ipotermia (35°C) che porta a morte a 24.26 °C.

Questa è la causa della morte di molti naufraghi, perdita di calore anche in acque relativamente calde. Il calore passa sempre dal corpo più caldo a quello più freddo fino a livellarlo, è intuitivo che questo non è sempre possibile (acqua, spazi aperti, vento freddo).

Per tornare allo shock termico questo è identificato dalla cute come uno stressor, relazionato alla rapida escursione termica (intensità dello stimolo) ne è una prova la vasocostrizione periferica immediata che si realizza in soggetti predisposti  prendendo con le mani un surgelato o anche solo entrando in un ambiente freddo provenendo da uno caldo (i supermercati d’estate).

E’ noto come Fenomeno di Raynaud e si manifesta a mani piedi naso mento orecchie.

La crioterapia sotto forma di criosauna e criocabina è stata ideata negli anni 70 dal medico giapponese Yamahuchi che la utilizzò nel reumatismo articolare, attualmente ha molte applicazioni fisiatriche e in medicina dello sport per la preparazione e il recupero  dalla fatica. (rugby, ciclismo e altre discipline lo applicano regolarmente). Questi complessi apparati hanno sostituito con l’azoto nebulizzato (-160°C per 1-2-3 minuti) le immersioni ripetute per 4.5 volte per 1.2 minuti del corpo in vasche di acqua e ghiaccio.(5-10°C)

Come detto il corpo fa il possibile per trattenere calore e legge il freddo (l’escursione termica) come uno stress da contrastare, per questo la cute possiede dei meccanismi di difesa chiamati “Skin Stress Response System” individuati nel 1999, che attivano un meccanismo neuro ormonale immunitario che spinge la cute a rigenerare il danno subito.

Per SSRS questo può essere una ustione, un congelamento, l’apposizione di un acido…. La risposta sarà in base alla intensità dello stimolo. Se si procede dal raffreddamento al riscaldamento lo stimolo diminuirà di intensità rapidamente, al contrario una cute calda subirà maggiormente un freddo rapidamente indotto e prolungato.

Nello specifico il riscaldamento diatermico a 44° C indotto sulla cute si scontrerà con una sonda fredda per scendere rapidamente a 4-5°C , mantenendo lo stress “freddo” per periodi variabili e programmabili continuando quindi nella induzione del SSRS.

Lo shock termico si realizza con un cubetto di ghiaccio, con i pani surgelati, con il ghiaccio istantaneo secco, con anidride carbonica, con azoto nebulizzato ecc, metodologie comunque scomode e non prive di rischio.

La Cella di Peltier ha eliminato questo problema inducendo per sottrazione di calore, una temperatura costante il cui impatto sulla cute è regolato dall’operatore consapevole e il cui preriscaldamento aumenta l’impatto iniziale grazie a una escursione di punta di circa 40°C.

Sia chiaro che Shock Termico non è sinonimo di freddo, è bensì sinonimo di escursione termica.

 

 

2017-08-25T14:18:02+00:00